IL COLESTEROLO

Il colesterolo alto è una patologia insidiosa. Iniziamo dicendo che il colesterolo si divide in colesterolo buono (HDL) e colesterolo cattivo (LDL): quest’ultimo ostruisce le arterie e se assume valori troppo elevati diventa veramente pericoloso, motivo per cui va tenuto sotto controllo. Cattiva alimentazione, obesità, malfunzionamento della tiroide e stress influiscono sul proliferare del colesterolo LDL.

Ecco dunque 10 consigli per limitarne i danni.

1. CONTROLLARE IL PESO
L’indice di massa corporea ti dice con approssimazione se sei sottopeso, normopeso o soprappeso. Le persone in sovrappeso tendono ad avere più elevati di LDL (colesterolo cattivo) e inferiori di HDL (colesterolo buono); importante l’azione della chinesiologia metabolica di dimagrimento che permette di inserire l’indice di massa corporea nel range corretto del normopeso.

2. LIMITARE IL CONSUMO DI ALCOL
Non vi stiamo dicendo di non bere alcolici, ma di farlo con moderazione. L’alcol è uno dei piaceri della vita ma non è necessario che sia presente sempre e soprattutto state alla larga dai superacolici preferendo il vino rosso

3. ATTENZIONE AI GRASSI TRASGENICI
Vi starete domandando dove si trovano. In quantità più o meno piccole si trovano in: carne di manzo, maiale, agnello, latte, burro, margarina, olio di colza, prodotti dei fast food. Vengono usati anche nei processi produttivi di prodotti da forno. Ricordatevi di controllare l’etichetta, quando fate la spesa. Ecco le diciture a cui prestare attenzione: oli parzialmente idrogenati, oli totalmente idrogenati. State alla larga dai superalcolici e preferite il vino rosso

4. ATTIVITA’ FISICA ADATTATA PER IPERCOLESTEROLEMIA
Attraverso dei carichi monitorati e specifici in palestra terapeutica si può andare ad accelerare il metabolismo in modo tale da bruciare i grassi in eccesso e far rientrate nel range ottimale l’indice di massa corperea

5. CUOCERE I CIBI IN MANIERA SANA
Nessuno vi vieta di fare il fritto, una volta ogni tanto. Ma per la cucina di tutti i giorni, se avete il colesterolo alto, è meglio optare per cotture salutari come vapore, griglia, forno

6. SI’ ALLE FIBRE
Si consiglia di mangiare cinque porzioni di frutta e verdura tutti i giorni. Sì a legumi come fagioli, piselli e lenticchie, ricchi di fibre e una buona fonte di proteine. Mangiateli almeno 3 volte a settimana. Si consigliano integratori come Forever Fiber ( per le fibre) e Forever Vit (frutta e verdura).

7. SI’ AGLI STEROIDI VEGETALI
Sono presenti in cereali, noci, semi, ortaggi e oli vegetali. Bastano 2 g al giorno

8. SCEGLI BENE I CONDIMENTI
Il top è l’olio extravergine di oliva italiano. Meglio limitare i condimenti grassi come il burro

9. PESCE
Il pesce fornisce naturalmente i grassi necessari nella dieta settimanale. Sì a sardine, salmone, tonno, sgombro, trota, per fare il pieno di omega-3. Eventualmente esistono integratori del tutto naturali a base di omega-3 come il Forever Sea.

10. CURATEVI
Tenete sotto controllo i valori facendo puntualmente gli esami prescritti dal vostro medico.

Flexability posterior

Questa particolare e specifica macchina consente un graduale allungamento di tutti i muscoli della catena posteriore con variazioni del livello di coinvolgimento dell’intera muscolatura.

Questo particolare attrezzo presente nella palestra terapeutica dello Studio Kinesis – med consente di elasticizzare l’intera catena posteriore in un ottica di globalità importante per tutto il range della popolazione che tutti i giorni sollecità la muscolatura: per vincere la forza di gravità, mantenere il tono posturale basale, effettuare vari lavori che richiedono forza concentrica, camminare o correre,cambi di postura, ecc…

Dopo la risoluzione patologica occorre andare a porre rimedio a ciò che la patologia stessa ha causato sulla catena muscolare; flex ability posterior agisce sulla catena posteriore (cioè la sinnergia muscolare che parte dalla cervicale terminando al tendine di achille) rielasticizzandola e liberando tutte le funzionalità articolari sulle quali fa inserzione.

 

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Inserimento nuova terapia allo Studio Kinesis-med: LIMFA THERAPY

Frutto della  ricerca italiana, Limfa Therapy,è una nuovissima tecnologia che, grazie all’esclusivo e brevettato meccanismo di invio di pacchetti informazionali alle cellule, è in grado di accelerare la guarigione e la rigenerazione cellulare con risultati concreti e con un indice di efficacia mai raggiunto in precedenza.

Senza effetti collaterali, Limfa Therapy,agisce subito in profondità in qualsiasi situazione ambientale e fisica e in totale sicurezza rappresentando una straordinaria innovazione nell’ambito dell’azione sul dolore, recupero fisico e riparazione dei tessuti permettendo,  in subordinazione dell’intervento chinesiologico, di ritornare alla normale funzionalità in tempistiche più brevi.

Limfa Therapy viene applicata su pazienti in stato infiammatorio, derivante da svariate patologie, agendo sulla zona ipertonica (cioè sul dolore) dando una marcia in più circa l’azione sfiammante e viene applicata contemporaneamente l’intervento chinesiologico che permette, invece, l’azione sulla zona ipotonica ( sorgente del problema) e la rielasticità della catena muscolare.

L’importanza della terapia propriocettiva

La terepia propriocettiva è importantissima in quanto permette al cervello di capire la giusta posizione del corpo nello spazio.

Questa assume una maggior importanza in seguito alla risoluzione di una problematica dove è subentrata la legge di antalgismo del cervello per compensare uno stato di dolore e quindi assumento posizione corporee errate.

La capacità propriocettiva è una particolare sensibilità, grazie alla quale l’organismo ha la percezione di sé in rapporto al mondo esterno. Infatti, non sono solo la vista, l’udito o il tatto a informare come si posiziona il corpo nella realtà, ma la sensibilità propriocettiva che permette di sentire il movimento di un braccio o di una gamba anche quando gli occhi sono chiusi e consente al corpo di muoversi al meglio. Dopo un trauma (distorsioni articolari, ad esempio)  si può perdere tale sensibilità: la rete di comunicazione tra sistema nervoso centrale e muscoli va in tilt; le risposte non sono più adeguate. Esistono però esercizi che riescono a ripristinare o a sviluppare la propriocettività, per regalare al corpo prestazioni sempre più efficienti.

Quando si subisce un trauma possono insorgere non solo lesioni fisiche; l’organismo può perdere e/o diminuire la sua capacità di valutare bene le informazioni che arrivano dall’esterno e i recettori inviano al sistema nervoso centrale sensazioni di qualità inferiore.

Ripristinando tale capacità l’esercizio propriocettivo consente non solo di completare il ripristino globale della funzionalità dell’arto, ma anche di evitare recidive. Infatti, informazioni sbagliate possono causare nuove cadute e altri traumi.

 

Profilo sanitario del Chinesiologo (decreto del ministero della salute)

SENATO DELLA REPUBBLICA
XVII LEGISLATURA
Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica
dei medicinali, di enti vigilati dal Ministero della salute,
di sicurezza degli alimenti, di sicurezza veterinaria, nonche´
disposizioni di riordino delle professioni sanitarie, di tutela
della salute umana e di benessere animale (1324)
EMENDAMENTI
3.0.201 (gia` 3.201)
Idem
Ritirato e trasformato nell’ordine del giorno G3.0.201
Dopo l’articolo, inserire il seguente:
«Art. 3-bis.
(Istituzione del profilo professionale del chinesiologo)
1. Nell’area delle professioni socio-sanitarie di cui all’articolo 3-octies
del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 e` istituito il profilo
professionale di chinesiologo.
2. Con decreto del Ministro della salute, previo accordo stipulato in
sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano, da emanare entro 3 mesi dall’entrata
in vigore della presente legge, sono disciplinate le competenze del
profilo professionale di chinesiologo, anche in relazione alle attivita` di integrazione
sociosanitaria e a quelle di mantenimento attivo dello stato di
salute, nonche´ i requisiti per accedere alla professione».
Tip. Senato

ORDINE DEL GIORNO
G3.0.201 (gia` em. 3.0.201)
Idem
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1324 recante «Delega al
Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonche´ disposizioni
per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, per il
riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero
della salute»,
premesso che:
il Capo II del disegno di legge riguarda le professioni sanitarie;
e` urgente la necessita` di regolamentare il profilo professionale del
chinesiologo, nell’ambito delle professioni socio-sanitarie di cui all’articolo
3-octies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502;
il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, all’articolo 3-septies,
comma 1, in materia di integrazione sociosanitaria, reca una definizione
delle prestazioni sociosanitarie quali «tutte le attivita` atte a soddisfare,
mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona
che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione
sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuita`
tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione»;
l’integrazione socio-sanitaria e` volta, quindi, a soddisfare le esigenze
di tutela della salute, recupero e mantenimento dell’autonomia personale
e miglioramento delle condizioni e degli stili di vita;
la chinesiologia, oltretutto, e` volta al raggiungimento di una
maggiore consapevolezza corporea e del benessere fisico e psico-fisico;
l’articolo 3-octies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502,
ha introdotto nell’ordinamento l’area delle professioni sociosanitarie ma,
attualmente, non e` stato dato seguito a tali previsioni normative;
l’attivazione dell’area delle professioni sociosanitarie potrebbe essere
un’occasione importante per risolvere le criticita` legate ad alcuni profili
professionali gia` esistenti e legittimare la professionalizzazione di alcuni
non ancora riconosciuti;
a normativa vigente, la professione di chinesiologo, mancando di
una regolamentazione specifica, rientra tra quelle disciplinate dalla legge
14 gennaio 2013, n.3, recante disposizioni in materia di professioni
non organizzate;

il chinesiologo e` un laureato in scienze motorie, o diplomato Isef,
esperto di movimento umano, la cui conoscenza rappresenta un valido
supporto alla cura dei disturbi motori.

Uomo vs Donna: Fisiologia dell’esercizio fisico

Da molti studi emerge che vi è una differenza muscolare evidente tra uomo e donna, ed emerge che l’uomo ha una percentuale di fibre di tipo I leggermente inferiore rispetto le donne, mentre le fibre di tipo IIA sono leggermente maggiori negli uomini rispetto le donne.

LA CONTRATTILITA’

La velocità massima di conduzione nervosa che esprime la forza, è significativamente maggiore negli uomini rispetto alle donne. La capacità di resistenza alla fatica di un muscolo è un indicatore della capacità di recupero e può differire. In generale, i muscoli maschili sono soggetti maggiormente a fatica, rispetto alle donne. Studi condotti sui muscoli flessori del gomito ed estensori del ginocchio, mostrano una significativa perdita di attivazione dell’unità motorie nei maschi rispetto le femmine in seguito a un affatticamento protatto nel tempo. Negli studi, la forza scende al 93% del massimo nelle donne, contro l’ 80% negli uomini dopo 1 minuto di esercizio. Le donne hanno una resistenza alla fatica di circa 15 minuti, mentre gli uomini circa 8 minuti e dopo aver raggiunto l’esaurimento, il recupero avviene più velocemente nelle donne. La fatica sembra anche essere muscolo-specifica, come evidenziato da analisi sia sul bicipite femorale che sui muscoli estensori della zona lombare, mostrando che nelle donne, la stanchezza è simile in entrambi i gruppi muscolari, mentre gli uomini subiscono un affaticamneto maggiore nella zona lombare rispetto al bicipite femorale. Queste differenze possono essere dovute al maggiore numero di fibre di tipo I nelle donne, che caratterizzate dal metabolismo ossidativo lento, offrono maggiore resistenza.

DIFFERENZA DI FORZA

La forza è maggiore nell’uomo, in quanto ha maggiore sezione trasversa del muscolo.

Nella donna vi è:

  • 40%-60% di forza in meno negli arti superiori, rispetto l’uomo
  • 25%-30% di forza in meno negli arti inferiri, rispetto l’uomo
  • Invarianza delle capacità intrinseche dei muscoli
  • Invarianza della forza per la stessa quantità di muscolo
  • Minori area di sezione trasversa e forza
  • Maggiore sviluppo delle masse muscolari al di sotto della cintura
  • Minore forza dei muscoli della parte superiore del corpo, relativamente al peso corporeo o alla massa magra.

La differenza di distribuzione di massa è dettata sempre da fattori ormonali, ovvero, la quantità di recettori degli ormoni nella donna, sono maggiori negli arti inferiori, mentre nell’uomo, sono maggiori nella parte superire.

RESISTENZA ALLA FATICA

Le donne resistono maggiormente alla fatica rispetto agli uomini.

Questo dipende da:

  • Minore massa muscolare, che richiede ovviamente a un minor fabbisogno di ossigeno
  • Minore compressione vascolare durante la contrazione muscolare, quiandi l’irrorazione non viene bloccata
  • Diverso metabolismo a causa degli ormoni, in quanto la donna predilige il metabolismo lipidico, per opera degli estrogeni
  • La percentuale di fibre tipo I, maggiore nella donna, anche se questo non è il fattore principale, però da il suo piccolo contributo
  • Migliore efficienza nel reclutare unità motorie (fattori nervosi).

DIFFERENZA NELL’APPARATO CARDIOVASCOLARE

Nelle donne abbiamo:

  • Minori dimensioni del cuore e dei vasi
  • Minore attività simpatica e maggiore attività parasimpatica, data dagli ormoni femminili che agiscono sui recettori adrenergici, riducendone l’espressione
  • Maggiore aumento della FC nelle condizioni di stress, quindi aumenta maggiormente la risposta centrale, piuttosto che quella periferica
  • Minore predisposizione all’ipertensione
  • Minore incidenza di insufficienza cardiaca.

DIFFERENZE NELLA COMPOSIZIONE DEL SANGUE

Sempre nella donna troviamo:

  • Ematocrito del 37-48%, contro il 40-52% dell’uomo
  • Maggiore livello ematico di HDL e minore di LDL e trigliceridi
  • Minore protidemia e pressione oncotica, quindi nel processo di filtrazione che avviene nei capillari arteriosi, si disperderebbe più plasma, portando ad una ipovolemia, ma tutto questo viene compensato nell’avere una minore pressione arteriosa.

RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Nelle donne:

  • Le donne prima della menopausa presentano minore incidenza, rispetto agli uomini, di malattie cardiovascolari.
  • Effetto anti-eteromatoso degli estrigeni, in quanto limitano l’accumulo di tessuto adiposo nelle pareti arteriose.
  • Minore resistenze vascolare, dovuto a fattori genetici: il cromosoma Y nell’uomo, ha un gene che è coinvolto nella risposta vasomotoria, responsabile quindi della maggiore resisteza periferica. Quindi stessi geni nell’uomo e nella donna, esprimendosi in modi differenti, portano a differenze funzionali
  • Interazione degli ormoni con le “proteine cardio-protettive” (es. Hsp70). Queste proteine si oppongono allo stress ossidativo/termico. Nelle donne vi è maggiore presenza di queste proteine. Per questo la donna tollera di più la fatica, in quanto tollera megio lo stress. La loro espressione è regolata sempre agli estrogeni, e la loro produzione è maggiore nell’esercizio di alta intensità
  • Dopo la menopausa le donne hanno gli stessi fattori di rischio degli uomini.

RISPOSTE CARDIOVASCOLARI ALL’ESERCIZIO FISICO

Le donne rispetto agli uomini, hanno maggiore frequenza cardiaca in esercizio sotto-massimale, ad uguali livelli di eserczio, rispetto agli uomini. Stessa gittata cardiaca e stessa frequenza cardiaca massima. Presentano una minore gittata sistolica a riposo.

DIFFRENZE NELL’APPARATO RESPIRATORIO

Rispetto agli uomini, le donne hanno:

  • Minori dimensioni dei polmoni
  • Minore capacità di diffusione polmonare a riposo
  • Minore flusso respiratorio massimale
  • Maggiore sensibilità all’ipercapnia e all’ ipossia
  • Maggiore frequenza respiratoria a risposo e nell’esercizio
  • tendenza all’alcalosi compensata del Rene
  • Le donne sono più sensibili alla Co2

RISPOSTE METABOLICHE NELLA DONNA

In media, dopo la pubertà, il V’O2 max/kg della donna è il 70/75% in meno di qualo dell’uomo. Il minore consumo di ossigeno è dovuto anche al minore ematocrito, quindi minore capacità di trasporto dell’ossigeno. Hanno uguali valori di V’O2 a uguali intensità assolute di lavoro e simili soglie relative del lattato.

USO DEI SUBSTRATI ENERGETICI NELLA DONNA

Lipidi

  • Rispetto agli uomini, le donne utilizzzano maggiormente i trigliceridi
  • Maggior percentuale di fibre tipo I
  • Più lipidi intracellulari nel muscolo scheletrico
  • Maggiore lipolisi generale
  • Effetto degli etrogeni sul matabolismo dei lipidi.

Glucidi

  • Minore uso di carboidrati durante l’esercizio
  • Stesso contenuto di glicogeno intracellulare
  • Minore ossidazione dei carboidrati all’uso
  • Effetti secondari all’uso dei lipidi.

ADATTAMENTI ALL’ALLENAMENTO

La forza aumenta poco nelle donne. Mentre nell’uomo prevalgono per l’aumento della forza, i fattori ipertrofici, per la donna l’aumento della forza è data maggiormente da fattori nervosi. il Vo2 Max può aumentare in entrambi con l’allenamento, di poco. Con l’allenamento nella donna aumentano gli andorgeni, portando a una lieve ipertrofia.

BIBLIOGRAFIA

K. M. Haizlip, B. C. Harrison, and L. A. Leinwand “Sex-Based Differences in Skeletal Muscle Kinetics and Fiber-Type Composition” PHYSIOLOGY 30:30-39,2015

Wilmore and Costill “Fisiologia dell’esercizio fisico e dello sport”, Calzetti e Mariucci, 2005

 

 

 

 

Post-Ictus: i molteplici benefici dell’Esercizio Fisico Adattato

L’incidenza di ictus è in continua crescita a causa di una popolazione sempre più anziana e con relativi fattori di rischio cardiovascolari: diabete mellito, obesità e inattività fisica.Purtroppo, l’ictus rimane una delle principali cause di disabilità nel lungo periodo,di conseguenza,la persona resta spesso in condizioni di scarsa efficienza fisica e predisposta ad uno stile di vita sedentario che impatta negativamente sullo svolgimento delle attività di vita quotidiana, contribuendo ad un elevato rischio di un successivo ictus, innescando così un circolo vizioso.L’esercizo fisico adattato ha il poteziale di migliorare più aspetti della salute della persona,dal recupero dell’efficienza fisica ai benefici di tipo psicosociale. C’è una forte evidenza che l’esercizio fisico adattato dopo l’ictus può migliorare la funzionalità cardiovascolare e la forza muscolare. Questa condizione acquisita, racchiude in sè un’ ampia gamma di problemi, che portano il soggetto a varie limitazioni, tra le quali: capacità di eseguire esercizi più semplici, mobilità, equilibrio,cognizione,attenzione,memoria,dolore, sensazione,percezione e problemi psicologici. I problemi a lungo termine riguardano sopratutto la mobilità (58%), fatica (52%), attenzione (45%) e rischio cadute (44%). La fitness cardio-respiratoria (VO2 di picco) è il 50% in meno, ripsetto a persone sane della stessa età e sesso. Allo stesso modo,la forza e potenza muscolare, mostrano un deterioramento sostanziale. Anche nell’ictus ad alto fuzionamento, la quantità di attività fisica è nettamente inferiore rispetto a soggetti sani. Gli obiettivi dell’attività del chinesiologo vanno verso una personalizzazione dell’esercizio fisico in base all’esito dell’evento.I primi obbiettivi, sono quelli di prevenire le complicanze di una prolungata inattività, recperando la motricità volontaria,recupero funzionale e le attività di base della vita quotidiana. Gli effetti dannosi dell’allettamento, portano a perdite significative di sodio e potassio, comportando una diminuzione del volume ematico (quindi Gittata Sistolica), comportando un aumento della frequenza cardiaca e riposo della pressione arteriosa. Successivamente anche depressione immunitaria, perdita di forza muscolare, ridotto picco di VO2, intolleranza ortostatica, e aumento del rischio di contratture muscolari. L’obiettivo del Chinesiologo è quello di avviare un regime terapeutico, mirato a recuperare i livelli di efficienza fisica quanto prima e il più possibile. Bisognerebbe lavorare sulla motricità globale (andatura,funzionalità degli altri, equilibrio, la forza) e sulle varie capacità motorie, cercando di donare autonomia alla persona.Si raccomanda negli interventi per il recupero motorio, sia programmi di esercizio fisico per migliorare la fitness cardiovascolare, che esercizi di forza. Negli studi, l’esercizio aerobico,ha portato un aumento del picco VO2 riducendo al contempo il costo energetico della camminata dopo l’ictus. L’esecizio aiuta a migliorare e mantenere una buona densità ossea, la quale viene compromessa dopo un lungo periodo di allenamento. Questo deficit di massa ossea può portare aggiuntivi disturbi dell’equilibrio, frequenti cadute, sopratutto entro il primo anno dalla manifestazione dell’ictus.

I POTENZIALI BENEFICI DELL’ESERCIZIO FISICO NEL POST-ICTUS

L’esercizio fisico riduce la mortalità, migliora la forma fisica e le capacità di impegnarsi nelle attività quotidiane. Un abbassamento dello stato di fitness è associato ad altre disabilità dopo l’ictus, portando a limitazioni funzionali di vitale importanza, come la deambulazione. Pertanto, il trattamento chinesioterapico, potrebbe migliorare la forma fisica e migliorare i problemi funzionali. Può anche avere un ruolo importante nel ridurre la probabilità di recidiva di ictus o altre condizioni di comorbidità. Una revisione Cochrane ha esaminato gli effetti dell’attività fisica post-ictus su vari fattori, compresa la mortalità, la disabilià, la dipendenza,la forma fisica, l’efficienza fisica, la mobilità, i fattori di rischio. L’analisi suggerisce che l’esercizio fisico adattato è sicuro e può migliorare la forma fisica, velocità del cammino, equilibrio e gli indici globali di disabiità. Recenti studi hanno impostato una frequenza di allenamento che varia dai 2 ai 5 giorni a settimana, fino a 6 mesi. La frequenza più comune era di 3 sessioni di allenamento la settimana.  L’intensità progressiva elevata, solo nelle fasi avanzate del recupero, sembra essere molto promettente nel dare maggiori benefici. Infatti rispretto alla bassa intensità, nelle persone con mallattie cardiache e ictus, un intensità di esercizio leggermente più alta, conferisce una maggiore protezione da futuri eventi cardiovascolari sia tra gli adulti sani, che tra le persone con malattie cardiache. Si raccomanda un esercizio aerobito di durata pari a 20-60 minuti per sessione di allenamento o più di 10 minuti di esercizo fisico al giorno. La maggior parte degli studi inizia l’intervento di esercizio aerobico tra i 10 e i 20 minuti, con una succesiva progressione di 40-60 minuti per ogni sessione. Queste linee guida ovviamente dovranno comunque essere addattare alle caratteristiche e allo stato di salute del soggetto. E ripeto, l’ntensità maggiore potrà essere proposta quando le condisioni clinica è verso le fasi finali del repupero. L’inattività fisica è un fattore di rischio per un primo ictus. Studi hanno dimostrato che la fitness cardio-respiratoria (Picco VO2) è aumentata in modo significativo nelle persone con ictus che hanno condotto esercizio fisico, da 1 a 6 mesi,migliorando la funzione arteriosa,riducendo il colosterolo e la pressione sanguigna. La pressione arteriosa elevata è un fattore di rischio importante e una riduzione anche solo di 5 mmHg della pressione arteriosa sistolica, equivale al 10% di rischio in meno di eventi cardiovascolari, compreso l’ictus. La chinesiterapia è un trattamento complesso che deve essere adattato e strutturato nei suoi molteplici aspetti, come il tipo di esercizio (aerobico e di forza), la modalità (stazione eretta,allenamento a circuito), l’mpostazione e i vari paramentri di dosaggio (durata, frequenza, intensità e la progressione). E’ un’ integrazione terapeutica valida e consigliata, ma ancora oggi poco incentivata. Gli studi sostengono con forza i vantaggi dell’esercizio fisico nel post-ictus. Concludendo, questi protocolli vanno sviluppati da professionisti specializzati nell’esercizio fisico adattato. E’ necessaria diligenza e lavoro di equipe che coinvolge medici e chinesiologi, per ottenere i massimi benefici.

LA FUNZIONE COGNITIVA
Il decadimento della funzione cognitiva è molto presente nel post-ictus (con una prevalenza del 64%) ed è associata sia alla rigidità arteriosa,compromettendo un ridotto flusso di sangue, che al baso stato di fitness. Una meta-analisi recente, mostra che gli interventi di esercizio fisico, migliorano la funzione cognitiva negli adulti più anziani (con età > 65 anni).
LA FATICA
La fatica è un sintomo post-ictus dannoso e con una elevata prevalenza che va dal 38% al 77% dei casi. Le cause sono varie, come la ridotta forma fisica,che dopo l’ctus comporta uno sforzo maggiore nello svolgere l’attività fisica quotidiana. Ciò può causare nelle persone una demotivazione nel fare esercizio fisico, portando ad un ulteriore declino dello stato di fitness e una maggiore predisposizione alla fatica, generando un circolo vizioso. La terapia medico-farmacologica e l’esercizio fisico, riducono la fatica in maniera considerevole.
EQUILIBRIO, ANDATURA E MOBILITA’
Per quanto riguarda l’equilibrio, negli studi si è riscontrato un significativo miglioramento nei punteggi della Berg Balance Scale. Per quanto riguarda la deanbulazione e la mobilità, l’esercizio di tipo cardio-respiratorio che coinvolge anche esercizi che propongono il richiamo della camminata, migliora la velocità del cammino. La velocità del cammino è migliorata sia con soli esercizi aerobici, ma anche in combinazione con esercizidi forza. In sintesi,l’esecizio fisico che coinvolge la funzione cardiocircolatoria,integrando attività di forza, migliora la velocità del camminoe l’equilibrio.
MIGLIORAMENTO DELLA FIDUCIA
Gli studi dimostrano che l’esercizio fisico di gruppo,porta i soggetti che hanno avuto un evento di ictus, ad avere meggiore fiducia in se stessi.
BIBLIOGRAFIA
David H. Saunders et al. “Physical Activity and Exercise After Stroke: Review of Multiple Meaninhful Benefits 2014; 45:3742-3747″
Sandra A. Bilinger et al. “Physical Activity and Exercise Recommendations for Stroke Survivors: A Statement for Healthcare Professionals From the American Heart Association/American Stroke Association, 2014;45:00-00″
Sandra A. Billinger et al. “Does Aerobic Exercise and the FITT Principle Fit into Stroke Recovery? Curr Neurol Neurosci Rep. 2015; 15(2): 519″

 

Salute: grasso viscerale e esercizio fisico aerobico

L’obesità è una condizione clinica caratterizzata da una eccessiva presenza di tessuto adiposo che può causare degli effetti negativi alla salute e una diminuzione della prospettiva di vita. Sono considerati obesi i soggetti con IMC (Indice di Massa Corporea) maggiore di 30kg/m2, mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 Kg/m2 sono ritenuti in sovrappeso. Colpisce più di un quinto della popolazione europea, raggiungendo proporzioni epidemiche con tassi di grave obesità infantile che si sono triplicati negli ultimi 25 anni .Nel corso degli ultimi anni, è stata rivolta una crescente attenzione alla adiposità addominale e alle patologie associate. Il tessuto adiposo viscerale e il deposito di grasso più patogeno del nostro corpo, ed ha un ruolo centrale nella sindrome metabolica.  Il tessuto adiposo non ha solo la funzione di accumulare energia, ma svolge anche un ruolo attivo nella omeostasi energetica attraverso il rilascio di un gran numero di citochine e mediatori bioattivi. Questi fattori di rischio possono influenzare la resistenza all’insulina, il diabete, il metabolismo lipidico, l’iffiammazione, spiegando,l’alterosclerosi precoce nell’obesità. L’esercizio svolge un ruolo chiave nella prevenzione e nel trattamento del sovrappeso, inoltre è ben noto che un’attività fisica regolare migliora il controllo del glucosio nel sangue, può prevenire o ritardare il diabete di tipo 2 e ha il potenziale per ridurre la pressione del sangue . La riduzione del peso corporeo diventa un intervento fondamentale per migliorare lo stile di vita, favorendo le attività che hanno il maggior impatto sulla diminuzione del tessuto viscerale adiposo.

TIPOLOGIA DI ESERCIZIO

Diversi studi, affermano che esiste una forte associazione tra attività fisica e la riduzione dei fattori di rischio di malattie cardiovasvolari. La riduzione del tessuno adiposo viscerale può avere un ruolo fondamentale nei meccanismi fisiopatologici di queste associazioni. Pertanto, è di grande interesse clinico sapere se l’esercizio è adatto a ridurre l’adiposità addominale, perchè questo potrebbe essere un importante obbiettivo clinico indipendente dalla perdita di peso, che è spesso difficile da raggiungere e mantenere. L’esercizio aerobico di intensità da moderata a vigorosa sembra avere un effetto maggiore rispetto ad esercizi aerobici di bassa intensità o allenamento della forza.

VOLUME DI ALLENAMENTO

Come descritto negli studi di Donnelly et al. 2009, l’esercizio aerobico di intensità moderata praticato per un minimo di 150 minuti settimanali, può migliorare la salute delle persone. Tuttavia è stato rilevato che per una significativa perdita di peso bisogna svolgere un esercizio aerobico di intensità moderata superiore ai 250 minuti settimanali. Negli studi di McTiernan et al. 2009 e Irwin et al. del 2003, sostengono che l’esercizio fisico svolto per cinque o sei volte alla settimana per 45/60 minuti offre una sgnificativa perdita di peso e una diminuzione del grasso addominale.

INTENSITA’ DI ALLENAMENTO

Intensità dell’esercizio è espressa sia in termini assoluti che relativi.  L’intensità dell’esercizio relativa è generlamente espressa come percentuale della massima capacità di ossigeno di un  individuo (VO2 max) . Questa varia tra gli individui, a seconda del livello di allenamento aerobico, la genetica, l ‘età, lo stato di salute e del sesso. Di conseguenza, la stessa intensità di esercizio ralativo viene raggiunta con differenti ritmi di lavoro assoluti. L’intensità di esercizio relativo svolge un ruolo importante nel determinare le proporzioni di carboidrati e grassi ossidati dai muscoli di lavoro (Holloszy et al. 2009). Il rapporto tra intesità e voleme di allenamento determinano una variabilità nell’impego dei substrati,a moderate intensità e alto volume si intensifica l’impegno dei grassi e rimane ridotto l’impego dei carboidrati, mentre a medie e alte intensità e bassi volumi, si intensifica l’impegno dei carboidrati e si riduce quello dei grassi. L’esercizio aerobico moderato che viene consigliato ha un intensità che dal 55 al 75% del VO” max, che corrisponde ad una frequenza cardiaca ca va da 65 al 80% circa.

CONCLUSIONE

In conclusione possiamo dire che atrraverso uno stile di vita sano e un esercizio aerobico moderato superiore ai 250 minuti settimanali ( 2 volte settimanali da 2 ore a seduta), possiamo ridurre l’adisposità viscerale.  Essa è un fattore predominante nella sindrome metabolica ed è associata a diverse patologie. Attraverso una repentina prevenzione si potrà migliorare la qualità e la speranza di vità.

BIBLIOGRAFIA

Holloszy, John O., Wendy M.Kohrt, and Polly A. Hansen. “The regulation of carbohydrate and fat metabolism during and after exsercise.” Front Biosci 3 (1998): D1011-D1027. Ismail, Irfan,et al. ” A systematic review and meta – analysis of the effect of aerobic vs. resistance exsercise training on visceral fat. “Obesity reviews 13.1 (2012): 68/91.
Vissers, Dirk,et al. “The effect of exsercise on visceral adipose tissue in overweight adults: a systematic review and meta-analysis.” PloS one 8.2 (2013): e56415